da sabato 11 a martedì 14 aprile
Sabato 11 aprile ore 18.00 e 21.15
Domenica 12 aprile ore 15.30 e 18.00
Martedì 14 aprile ore 21.15
…CHE DIO PERDONA A TUTTI
Regia di Pif
con Pif, Giusy Buscemi, Francesco Scianna, Carlos Hipólito, Maurizio Marchetti
Genere Commedia – Italia 2026, durata 113 minuti
…che Dio perdona a tutti è la quarta regia di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, e si basa sul suo omonimo romanzo pubblicato nel 2018 e ispirato ad un incontro fra il regista e Papa Bergoglio. La sceneggiatura è dello stesso Pif insieme a Michele Astori, suo sodale fin da ‘, che era un piccolo capolavoro di equilibrio fra il comico e il tragico: ma qui il tono è difforme – la prima mezz’ora molto divertente, la parte centrale meno a fuoco, quella finale indecisa, perché da un lato c’è l’esigenza di confezionare una commedia romantica possibilmente a lieto fine, dall’altra ci sono lo spirito dissacrante e l’indignazione del conduttore e autore televisivo che ha criticato aspramente le contraddizioni e le ipocrisie del comportamento italico, e in particolare siciliano.
Il personaggio di Bergoglio, incarnato dall’attore spagnolo Carlo Hipolito, è delizioso ed evoca la dolcezza e la saggezza del pontefice scomparso, e Giusy Buscemi è convincente nel ruolo di Flora, ma il migliore in scena è Francesco Scianna nei panni “gassmaniani” di Tommaso, amico di Arturo, titolare dell’agenzia immobiliare presso cui entrambi lavorano e compagno di calcetto. Pif è morettiano nei suoi dialoghi con il Papa e nel suo mettersi al centro della scena a fronte di una capacità recitativa modesta, e la sua cifra comica è quella dello straniamento, il che talvolta funziona, talvolta spiazza.
Il risultato è un lavoro piacevole ma discontinuo e a tratti incoerente, con una conclusione che promette quel “perdono a tutti” del titolo senza che ci sia un vero pentimento da parte di chi si comporta in modo contrario ai precetti della propria fede religiosa. …che Dio perdona a tutti sarebbe stato molto più incisivo, e più conforme al Pif che conosciamo, se avesse davvero ficcato, anche in modo umoristico, il coltello nella piaga delle ipocrisie della buona borghesia che va a messa e in processione ma anche a cena con i corrotti e i mafiosi, che tradisce il coniuge e imbroglia i clienti “omettendo” dettagli importanti, e così via. In quel caso la mezz’ora iniziale sarebbe stata un perfetto cavallo di Troia per raccontare i mali del nostro Paese, e avrebbe aperto ad una riflessione profonda e intelligente su cosa significhi essere, invece che dichiararsi, veramente cristiani.
Lo spettatore medio potrà gradire questo racconto garbato e a tratti davvero spiritoso, con battute felici sull’eterna lotta siciliana fra immobilismo e innovazione, sul senso di colpa come “core business” del cattolicesimo e sull’essere “cristiani a intermittenza”. E Pif ci risparmia il buonismo piacione dell’ultimo Zalone, mantenendo una leggerezza mai troppo superficiale. Ma glissa sull’importanza di un vero pentimento a fronte di un autentico perdono, e rinuncia a veicolare quella ribellione all’insincerità di cui il cinema italiano, anche di commedia, ha un gran bisogno.
Domenica 12 aprile ore 20.30
Lunedì 13 aprile ore 21.15
Martedì 14 aprile ore 15.00
LA TORTA DEL PRESIDENTE
Regia di Hasan Hadi
con Baneen Ahmad Nayyef, Waheed Thabet Khreibat, Sajad Mohamad Qasem, Muthanna Malaghi
Genere Drammatico – Iraq/Qatar 2025, durata 102 minuti
Hasan Hadi, procedendo a partire da un personale ricordo d’infanzia, instaura una premessa che sa immediatamente di paradosso e dunque contiene in sé tanto il motore di una possibile commedia quanto la natura dell’impresa impossibile tipica della fiaba, ma di fatto fotografa una drammatica realtà. In questa combinazione di toni e suggestioni, anche molto distanti tra loro, c’è la forza del film, che mostra senza sconti l’avventura di questa piccola Zazie in un paese fisicamente e moralmente distrutto, dove la corruzione dilaga, gli uomini adulti sono esseri meschini (a partire dal maestro, supposto educatore, che le ruba la mela dalla cartella), la solitudine e l’isolamento della protagonista sono palpabili, ma tutto questo non fa che conferire maggior forza e spessore all’amicizia tra i due bambini e al legame tra Lamia e Bibi, l’adorata nonna.
La torta del presidente è anche la dimostrazione che il particolare, quando sincero e sentito, ha risonanza universale: per quanto fuori dalle rotte conosciute, comprese quelle del cinema, l’Iraq di Lamia, Saeed e Bibi è quello sempre riconoscibile del cinema neorealista, con il teatro a cielo aperto delle strade (qui anche del fiume, che dà luogo alle sequenze più suggestive), l’uso di attori non professionisti, la verità della luce naturale; un luogo a suo modo ancestrale e archetipico, non a caso collocato nel Sud del paese, alla confluenza del Tigri e dell’Eufrate. Ma ciò che conta di più è la visione del regista, incarnata dalla giovanissima protagonista, della vita in quel luogo e in quel tempo (ricostruito nell’aspetto e nell’atmosfera) come di una continua peripezia, un cammino scandito da un imprevisto dopo l’altro, che, nell’accezione aristotelica, forma e trasforma. Come i bambini delle fiabe classiche, Lamia cammina e cammina alla ricerca di zucchero, uova e farina, e intanto conosce il peggio e il meglio del genere umano, e si forma e trasforma, costretta a crescere in fretta, come ci racconta l’immagine, tenera e straziante, di lei col bastone (simbolo anche felice, nonostante tutto, di una preziosa eredità).
In un’epoca in cui tanti cineasti, anche espertissimi, sentono il bisogno di spiegare ogni cosa, forse poco fiduciosi delle capacità intellettive del loro pubblico, Hasan Hadi, nel suo debutto, non aggiunge una parola di troppo e lascia invece che siano le immagini a fare il racconto e gli spettatori e formulare le loro considerazioni. Un’immagine in particolare, quella di Saddam Hussein, è ovunque nel film – muri, scuole, manifesti, statue-, quasi un santo protettore, eppure il paese è abbandonato a se stesso, piegato dalle sanzioni economiche, vera e propria arma di distruzione di massa, e, a proteggere Lamia e la gente come lei, non c’è nessuno.
Tariffe
- Intero€ 7,00
- Ridotto€ 6,00
- Speciale Biblioteca€ 4,00
- Abbonamento 6 ingressi€ 27,00








