da venerdì 8 a martedì 12 maggio
Venerdì 8 maggio ore 21.00
Rassegna CONTRASTI – DIALOGHI TRA TEATRO E CONTEMPORANEITA’
Sabato 9 maggio ore 21.15
Domenica 10 maggio ore 16.30
Martedì 12 maggio ore 21.15
IL CASO 137
Regia di Dominik Moll
con Léa Drucker, Jonathan Turnbull, Solan Machado Graner, Sandra Colombo, Guslagie Malanga
Genere Thriller – Francia 2025, durata 115 minuti
Dossier 137 è una disamina della polarizzazione fra polizia e società civile che esamina le ragioni di tutti e racconta in modo originale il rapporto di sfiducia che si è instaurato fra i cittadini e le forze dell’ordine. La regia di Dominik Moll, già autore di La notte del 12 che raccontava un altro complicato caso di polizia, è asciutta e rigorosa, e mette in contrapposizione le opposte visioni senza sensazionalismi e senza scene madri, mostrando la quotidianità di certe dinamiche di sopraffazione.
Al centro di un film che si potrebbe definire “di genere” c’è una monumentale Léa Drucker che interpreta il ruolo di Stephanie in sottrazione, facendoci percepire sotto la quieta superficie della sua compostezza adulta la rabbia che le monta dentro davanti all’ingiustizia istituzionalizzata, così come la tristezza di fronte alla convinzione della gente che All Cops Are Bastards.
Il suo rapporto con i genitori e il figlio aggiunge complessità al suo personaggio di persona responsabile che non ama le decisioni draconiane e studia le zone grigie dell’esistenza – ma questo non le impedisce di stabilire con chiarezza quale sia la cosa giusta da fare. Lo sguardo morale di questa storia ricorda quello di Giurato Numero 2 di Clint Eastwood e di Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, e c’è un’attenzione particolare a non spettacolarizzare la violenza e a non cavalcare l’indignazione fine a se stessa. Fra i “cattivi” ci sono anche i sindacati, gli avvocati e i dirigenti di polizia che si attaccano ai cavilli e alle tecnicità per assicurare l’impunità ai colpevoli.
I poliziotti ritengono di essere in guerra e di dover difendere la Repubblica, e sono stanchi di essere presi a insulti e sassate. I manifestanti combattono contro ingiustizie sociali sempre più grandi e sono stanchi di essere colpiti e presi in custodia anche quando protestano in modo pacifico, magari assistendo all’impunità nei confronti dei poliziotti che agiscono al di fuori della legge. Moll mette in scena questa contrapposizione mantenendo una purezza narrativa che rifiuta le faziosità e i manicheismi di comodo.
Stephanie “non ha sentimenti personali” nel fare il suo lavoro, ma rivendica la propria umanità e il dovere di conoscere (e rivelare) la verità, senza farsi fermare dalle appartenenze di categoria. Ma il mondo preferisce trascorrere il tempo sul web a guardare i video di gattini invece che affrontare la complessità del presente, che vede contrapposte quelle parti sociali che potrebbero battersi insieme per l’equità salariale e la difesa della comune decenza. Intorno a loro c’è la Parigi di oggi, fra lotte intestine e ferite recenti ancora molto aperte, come l’attacco terroristico al Bataclan.
Sabato 9 maggio ore 18.00
Domenica 10 maggio ore 20.30
Lunedì 11 maggio ore 21.15
Martedì 12 maggio ore 15.00
MICHAEL
Regia di Antoine Fuqua
con Jaafar Jackson, Nia Long, Laura Harrier, Juliano Valdi, Miles Teller
Genere Biografico – USA 2026, durata 127 minuti
Era un azzardo già sulla carta realizzare un film su Michael Jackson, figura così complessa e piena di sfaccettature da richiedere una presa di posizione, la scelta di quale parte della storia (non) raccontare. Celebrativo, edulcorato, agiografico, ma anche travolgente e scatenato, Michael si rivela il fan-movie perfetto per i nostalgici del Re del Pop e per tutti gli appassionati di danza, grazie al suo ritmo incandescente, a musiche e coreografie capaci di coinvolgere e trascinare il più algido degli spettatori.
Antoine Fuqua si assume la responsabilità di raccontare una delle icone più osannate e criticate del mondo, e per farlo sceglie – per evidenti questioni legali – di sacrificare una parte della storia: quella processuale, legata alle gravi accuse di pedofilia e molestie su minori. Non c’è neanche l’ombra di tutto questo nel film che tutta la famiglia Jackson ha approvato (tranne la sorella del cantante Janet e la figlia Paris Jackson), a riprova che dietro l’operazione nostalgia c’era l’intento di riabilitare la figura di Michael Jackson.
Alle nuove generazioni, a cui il film è chiaramente dedicato, si intende consegnare un messaggio preciso: «Guardate come nasce un’icona e cos’è riuscito a fare Michael partendo dal nulla». Con il linguaggio dell’american dream tale si invita ad ammirare il genio di un mito che torna in vita sullo schermo grazie a due straordinari talenti, incredibilmente esordienti: Juliano Krue Valdi, un eccezionale Michael Jackson bambino, e Jafaar Jackson, nipote diretto di Michael, figlio del fratello Jermain, membro dei Jackson 5. Il lavoro che fa Jafaar è impressionante da ogni punto di vista: mimetico, vocale, coreografico. Non sbaglia un colpo nella sua performance da brividi, sembra di rivedere la popstar rediviva salire sul palco o esibirsi davanti alla cinepresa. Ogni movimento è maniacalmente studiato al dettaglio e riprodotto fedelmente in modo quasi documentaristico, ma a colpire non sono solo le mosse leggendarie – il moonwalk su tutte, sulle note di Billie Jean -, i costumi e le scenografie, ma anche lo sguardo di Jackson, velato da una sottile malinconia. Sono tante le emozioni che attraversano il film e arrivano a contagiare il pubblico, che non può non tifare per questo bambino fuori dal comune, vessato dal padre e tuttavia determinato a non mollare, a sognare in grande contro tutto. Non può non empatizzare con la star che Mtv non voleva per il colore della sua pelle, non può non applaudire il divo finito in ospedale, dopo l’incidente del 1984 in cui la sua testa prese fuoco, e, dopo aver parlato con i bambini del centro ustioni del suo ospedale, decide di devolvere a loro il suo cachet.
È e vuole essere sin dalle prime scene un film da grande pubblico, Michael, e ci riesce perché sa commuovere, esaltare, ispirare, divertire e far cantare e ballare chi guarda. È tuttavia anche un film a tesi, con l’obiettivo preciso di raccontare solo un volto di Michael Jackson, quello più determinato, emancipato e filantropico, con una sceneggiatura – vero punto debole dell’operazione – troppo volta al firmarne un dramma familiare, in una continua evidente ricerca di equilibrio tra la celebrazione euforica del talento creativo e l’approfondimento intimo dell’uomo dietro l’icona. Il risultato è un ritratto potente, motivante, per quanto a un certo punto si distacchi drasticamente dalla realtà dei fatti.
Convince anche grazie ad un cast di livello: oltre ai sensazionali Valdi e Jafaar Jackson, spiccano su tutti il padre-tormento Colman Domingo e la madre accogliente Nia Long, senza dimenticare Miles Teller nei panni del rappresentante legale John Branca. La scelta più illuminata della regia è lasciare che il biopic ceda sempre più il passo al film musicale, e far parlare nella seconda parte dell’opera – che si chiude nell’87, sul palco di Wembley per Bad – il corpo di Michael. È lui il vero protagonista del film: corpo esposto, rifiutato (con l’ossessione del naso perfetto), trasformato. Corpo costantemente messo alla prova e in pericolo, corpo spinto oltre i limiti dell’umano. Corpo diventato, in una sola parola, leggenda.
Tariffe
- Intero€ 7,00
- Ridotto€ 6,00
- Speciale Biblioteca€ 4,00
- Abbonamento 6 ingressi€ 27,00









