TITOLO FILM

Regia di Julia Ducournau.

Un film con Vincent Lindon, Agathe Rousselle, Garance Marillier, Lais Salameh, Dominique Frot.

Genere Drammatico, – Francia, Belgio, 2021, durata 108 minuti.

SINOSSI

Alexia ha una placca di titanio conficcata nel cranio a causa di un incidente passato. Ballerina in un ‘salone di automobili’, le sue performance erotiche la rendono preda facile degli uomini, che l’approcciano senza mezze misure. Ma Alexia uccide con un fermaglio chi si avvicina troppo e colleziona omicidi che la costringono a fuggire e ad assumere l’identità di un ragazzo, Adrien, il figlio scomparso dieci anni prima di un comandante dei pompieri. Lei è una macchina programmata per uccidere che cerca un rifugio, lui una divisa programmata per salvare vite che ha disperatamente bisogno di prenderla per qualcun’altro. Tutto li separa ma poi qualcosa improvvisamente li unisce per sempre.

Dopo Moglie e marito (2017) e Croce e delizia (2019) il regista Simone Godano, affiancato sempre dalla sceneggiatrice Giulia Steigerwalt, dirige il suo terzo film dal titolo Marilyn ha gli occhi neri. Gli occhi neri sono quelli di Miriam Leone (sul set ha indossato delle lenti a contatto scure coprendo i suoi bellissimi occhi verdi) coprotagonista insieme a Stefano Accorsi di questa commedia sulla diversità.

Non è la prima volta che Godano, classe 1977, si occupa di manie e compulsioni. Già nel precedente Croce e delizia si era avvicinato al tema, ma questa volta le “stranezze” diventano le vere protagoniste del film. Diego (Accorsi) è balbuziente e non riesce a contenere i suoi scatti d’ira, cuoco perfezionista e pieno di tic. Clara (Leone) è una mitomane, bugiarda cronica e convintissima di somigliare a Marilyn Monroe. Entrambi fanno parte di un gruppo sottoposto a riabilitazione forzata sotto la guida di uno psichiatra. In questo percorso di rehab per persone disturbate dovranno imparare a gestire un ristorante.

Fresco, intelligente, delicato, leggero e profondo al tempo stesso, per certi versi sì scontato (l’happy end si snasa fin dal principio) ma va bene perché non potrebbe essere diversamente proprio come le commedie americane e quel cinema che Godano ama.

Stefano Accorsi al top, bravissimo nel restituirci questo personaggio balbuziente e pieno di tic, senza mai cadere nel ridicolo e nella macchietta, e Miriam Leone davvero credibile nel ruolo di questa ragazza un po’ sgangherata, ma molto vitale. Complici, perfetti nei rispettivi ruoli e molto affiatati consacrano con questo film ancora di più la loro unione professionale, già consolidata nelle tre precedenti stagioni della serie tv 1992 su Tangentopoli.

Allo stesso modo Simone Godano e Giulia Louise Steigerwalt confermano di essere un duo che insieme funziona e alla grande. Insomma questo film è davvero un poker di assi.

RECENSIONE DI Giulai Lucchini (cinematografo.it)

NOTE SUL REGISTA:

Regista e sceneggiatore canadese, conosciuto in patria per pellicole come Maelström (2000), Polytechnique (2009) e La donna che canta (2010), ha avuto una meritata carriera hollywoodiana, ibridando il thriller con molti altri generi e realizzando così titoli come: Prisoners (2013), Enemy (2013), Sicario (2015) e Arrival (2016). Non c’è cosa peggiore della superficialità e della banalità. E di questo, Villeneuve è convinto. “Il cinema è una forma d’arte che è stata progettata per andare oltre i confini. E come regista, l’unico modo in cui posso dirigere un film è quando mi sento vicino alla mia cultura. […] Il cinema è pop art. Non è che si tratta di cinema d’autore o no, questa è una falsa distinzione. Il cinema è cinema”, così ha detto in numerose interviste nelle quali giustifica la poca timidezza delle sue inquadrature e delle sue storie, il sovrappeso della violenza, la delusione che i suoi personaggi lasciano nello spettatore, ma soprattutto un brillante modo di concepire la scena che, credeteci, non si riesce a dimenticare tanto facilmente…

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