PER MIO FIGLIO – IL GIRO DEL MONDO CON 15 FILM

Losanna. Diane Kramer è tormentata da un'unica ossessione: trovare l'automobilista che, alla guida di una Mercedes color moka, ha investito suo figlio e ha distrutto la sua esistenza. Con qualche speranza, un po' di denaro e un'arma Diane lascia la clinica in cui è ricoverata e si reca ad Évian dove è venuta a sapere che vive l'automobilista. Talvolta però il percorso di una vendetta è più complicato di quello che ci si potrebbe aspettare e Diane dovrà confrontarsi con un'altra donna, Marlène, che è amichevole e misteriosa al contempo.
Per mio figlio è liberamente tratto dal romanzo “Moka” di Tatiana de Rosnay, visto che il regista di origini svizzere, rispettando lo spirito del libro, ha volutamente cercato di trovare un equilibrio anche col cinema di genere, da mixare con l’introspezione (stando alle sue stesse affermazioni).
Fino a che punto può arrivare la sete di vendetta? Quanto ciò che vediamo e interpretiamo corrisponde alla verità? Questa rincorsa di una spiegazione per quella morte così prematura, va di pari passo con la scoperta di Diane di se stessa. Mermoud torna ad impastare le mani nella verità, dopo averla toccata nell’esordio dietro la macchina da presa con Complices e in alcuni corti. In fondo, consciamente e non è un’ossessione che accomuna tutti noi. Il lungometraggio vuole sfiorare, senza invischiarsi troppo, anche la questione del prestare soccorso dopo aver commesso/fatto un incidente.

 

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