FLORENCE – RASSEGNA CINEMA BUIO IN SALA!

CINETEATRO ASTROLABIO VILLASANTA

Mercoledì 8 marzo speciale GIORNATA DELLA DONNA
INGRESSO RIDOTTO PER TUTTE LE DONNE

Rassegna cinema Buio in sala!
Inizio film ore 21,15
Ingressi € 5,00 Intero - 4,50 Ridotto residenti e convenzioni - 4,00 Over 65 - studenti

FLORENCE
Un film di Stephen Frears. Con Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Ferguson, Nina Arianda. Biografico, durata 110 min. – Gran Bretagna 2016.

New York, 1944. Florence Foster Jenkins è una melomane facoltosa che si crede dotata per il canto. Fiaccata da una malattia che cova dietro le perle e nella penombra della sua stanza, Florence decide di perfezionare il suo ‘talento’ con un maestro compiacente. Perché marito ed entourage hanno deciso di tacitare la sua mediocrità. Cantare per Florence non è un capriccio ma una terapia che le permette di vivere pienamente, ricacciando i fantasmi. Ma quello che doveva essere un trastullo colto per apprendere il repertorio classico, diventa il desiderio incontenibile di trovare un palcoscenico. Maestro e consorte si prestano al gioco e l’accompagnano, uno al piano, l’altro in attesa dietro le quinte, sulle tavole celebri della Carnegie Hall. Nella speranza che il concerto non volga in fiasco.

È uno sguardo stranissimo quello con il quale Stephen Frears si mette ad osservare (e quindi mettere in scena) la storia di Florence Foster Jenkins, dama ricchissima della New York di metà novecento, melomane fissata con un’idea di arte, di canto e di opera che prevede anche lei stessa nell’equazione. Il fascino di questa donna è subito evidente, una mecenate al tempo stesso megalomane e generosa, realmente appassionata ma anche realmente vittima di una società accondiscendente per motivi venali, potentissima e vittimissima (aveva la sifilide e quindi, in un certo senso, i giorni contati). Eppure alla prevedibile e necessaria critica al sistema di falsità e menzogne che circonda Florence Foster Jenkins e le sue esibizioni, corrisponde anche un’ammirazione per una società tanto fasulla quanto dignitosa.

Frears ha già dimostrato di essere in grado di conciliare le proprie idee fieramente laburiste con una grande ammirazione per la regina in The Queen, qui sembra procedere sullo stesso binario con una gran voglia di mettere in scena la parte migliore di un mondo che trabocca di menzogne. Arturo Toscanini come il direttore della Metropolitan Opera, tutti vengono dalla signora Jenkins a renderle omaggio per la sua voce e a chiedere un obolo per la propria musica, anche il marito per interesse, Hugh Grant (anch’egli con velleità artistiche che fatica a mettere da parte), non è troppo lontano da questa prospettiva. Tuttavia ad interpretare un ruolo come fanno sia lui che il pianista assoldato per accompagnarla nelle sue lezioni di canto e poi nelle esibizioni, si finisce per crederci realmente.

Così lentamente Florence da che è un film che racconta un fatto strano e ridicolo, passa ad essere un film sulla malattia che è il recitare una parte, su quanto fingere implichi una comprensione tale di ciò che si simula da finire per provare realmente i sentimenti che dovrebbero essere finti.
In questo film dall’ironia così garbata che sembra sarebbe potuto piacere alla stessa buona società novecentesca che rappresenta, in cui non si fa economia di buoni sentimenti, salvifiche prese di coscienza e colpi di scena sentimentali (il contenuto della borsa che Florence porta sempre con sé rivela la consapevolezza della sua fragilità), c’è anche il miglior racconto di un certo modo di guardare all’arte (musica, cinema, letteratura, teatro…), uno sguardo naive e ingenuo, molto succube e per certi versi amatoriale e rivolto più al passato che al presente, ma nondimeno sincero. Non è difficile vedere un parallelo tra la maniera in cui Florence ama la musica e quello in cui molti amano il cinema, innamorati più dell’idea di esso (il bianco e nero, il rumore del proiettore, le emozioni sullo schermo, divi anni ‘50 e tutto il corollario di luoghi comuni) che dei singoli film nel concreto. L’arte come macchina per la formazione di un immaginario sentimentale concreto per quanto poverello. E invece che esserne respinto Frears lo abbraccia senza se e senza ma.

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