KUBO E LA SPADA MAGICA AL CINEMA ROMA

Cinema Roma Seregno-Rassegna cinemaBimbi Fabulosa
Organizzata in collaborazione con Comune di Seregno Assessorato alle Politiche Sportive ed alle Attività Giovanili
Ingresso posto unico € 4,00 – posti disponibili in prevendita.
Spettacolo unico ore 15,30
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SABATO 18 MARZO
KUBO E LA SPADA MAGICA
Regia di Travis Knight. Animazione, durata 101 min.
Kubo è un cantastorie. Di giorno al villaggio suona e canta le gesta di storie senza un finale, animate davanti al suo pubblico di strada tramite origami; di notte invece si nasconde da un nemico occulto che lo cerca per privarlo dell’unico occhio che gli rimane (l’altro è bendato): il nonno. Ultimo di una famiglia legata alla magia, vive con una madre che sembra aver perso ogni forza per lottare e che, quando il nonno li troverà, scompare nel tentativo di far scappare il figlio. Inizia così il viaggio di Kubo, assieme a uno scarafaggio gigante e una scimmia, alla ricerca di un elmo, un’armatura e una spada che insieme gli consentiranno di sconfiggere l’ingombrante nonno.
La Laika, studio di animazione in stop motion responsabile di piccole gemme come ParaNorman ma anche di capolavori assoluti come Coraline, si diverte a giocare con la propria plastilina mettendo in mano al protagonista gli origami (veri antenati di questa tecnica di animazione) in foggia di strumento di combattimento e racconto, materia plasmabile che prende vita come avviene con la stessa stop motion.
Nonostante piccole creature che fanno da aiutanti silenziosi, debitori della tradizione Disney, Kubo e la Spada Magica non deve nulla a nessuno. L'ambientazione giapponese non implica una ricerca dello stile nipponico, né per questo ricalca la struttura dell'animazione statunitense. Fiero della propria identità questo film procede in autonomia. Questo però implica una certa stanchezza e una difficoltà evidente nel gestire le magniloquenti scene d'azione. Kubo e la Spada Magica, nonostante vanti una storia d'avventura, non ha anche la capacità di dargli l'afflato mostrato nel resto del film. Piatto e ripetitivo, sembra disprezzare gli scontri e il movimento rapido per preferirgli la costruzione delle scene dialogate o le più inventive sequenze di racconto. Anche la grande metafora del cantastorie senza un finale che cerca una chiusa alla propria storia, gira più intorno al suo essere narrata che al suo diventare atto. Purtroppo non è poco per un film che fonda su una lotta contro una serie ben determinata di nemici la propria allegoria della guerra per affermare se stesso.

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