IL GIRO DEL MONDO CON 15 FILM 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CINEMA ROMA
via Umberto I, 14 - SEREGNO (MB)

PROIEZIONI: MARTEDI MERCOLEDI GIOVEDI ORE 21,30
(GIOVEDI ANCHE ORE 16,00)
TESSERA ABBONAMENTO € 55,00 - BIGLIETTI € 6,00 RIDOTTO € 5,00
MARTEDI E MERCOLEDI ABBONAMENTO CON POSTO ASSEGNATO GIOVEDI POSTO LIBERO

LE TESSERE SARANNO IN VENDITA DA VENERDI 20 DICEMBRE
ALLA CASSA DEL CINEMA ROMA NEGLI ORARI DI APERTURA DELLA SALA.

 

14-15-16 gennaio
ANTROPOCENE L’EPOCA UMANA
Regia di Jennifer Baichwal, Edward Burtynsky,Nicholas de Pencier.
Documentario - Canada, 2018, durata 87 minuti

Realizzato nell’arco di quattro anni, ANTROPOCENE - L’EPOCA UMANA è una riflessione cinematografica sul massiccio intervento dell’uomo nella riconfigurazione del pianeta. Terza opera di una trilogia che comprende Manufactured Landscapes (2006) e Watermark (2013), il film, le cui immagini sono accompagnate dalla voce narrante del premio Oscar Alicia Vikander, segue la ricerca di un gruppo internazionale di scienziati, l’Anthropocene Working Group, impegnato da quasi dieci anni a dimostrare il passaggio, alla metà del XX secolo, dall’Olocene a una nuova epoca geologica, l’Antropocene.
Al crocevia tra arte e scienza, il film testimonia un momento critico nella storia geologica, fornendo un contributo provocatorio e incisivo alla riflessione sulla portata dei danni ambientali causati dalla nostra specie.

 

21-22-23 gennaio
LA BELLE EPOQUE
Regia di Nicolas Bedos. Con Daniel Auteuil, Guillaume, Canet, Doria Tillier, Fanny Ardant, Pierre Arditi. Commedia - Francia, 2019, durata 110 minuti
Victor e Marianne sono sposati e 'inversi'. Lui vorrebbe ritornare al passato, lei andare avanti. Disegnatore disoccupato che rifiuta il presente e il digitale, Victor è costretto a lasciare il tetto coniugale. A cacciarlo è Marianne, psicanalista dispotica che ha bisogno di stimoli e ne trova di erotici in François, il migliore amico di Victor. Vecchio e disilluso, Victor accetta l'invito della Time Traveller, una curiosa agenzia che mette in scena il passato. A dirigerla con scrupolo maniacale è Antoine, che regala ai suoi clienti la possibilità di vivere nell'epoca prediletta grazie a sontuose scenografie e a un gruppo di attori rodati. Tutto è possibile, bere un bicchiere con Hemingway o sparare sull'aristocrazia del XVIII secolo. Victor sceglie di rivivere il suo incontro con Marianne, una sera di maggio del 1974 in un café di Lione ("La belle époque"). Sedotto dal fascino dell'attrice che interpreta la sua consorte a vent'anni, Victor col passato trova il futuro. Ossessionato dal passaggio del tempo, Bedos torna sui suoi temi prediletti: l'usura dei sentimenti e il rimpianto delle occasioni perdute. E Fanny Ardant e Daniel Auteuil interpretano con smalto questa coppia sull'orlo di una crisi di nervi. Il regista sceglie l'amore che dura e la riconciliazione di una coppia e di un uomo col suo tempo, regalando agli spettatori un sorriso persistente e ricordando che qualche volta i 'bei vecchi tempi' sono adesso

 

28-29-30 gennaio
L’ETA GIOVANE 
Regia di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne. con Idir Ben Addi, Olivier Bonnaud, Myriem Akheddiou. Drammatico - Belgio, 2019, durata 84 minuti
Ahmed è un tredicenne d'origine magrebina che vive nel Belgio contemporaneo, nella regione di Liegi. Ahmed apprende gli ideali assoluti del Corano attraverso il suo Imam. Ma, a causa dell'interpretazione estremista del testo sacro che quest’ultimo ha reso, nella mente di Ahmed cresce un proposito terribile: uccidere la sua insegnante. Si ritroverà presto diviso tra gli ideali di purezza del folle predicatore e il fascino della vita che lo circonda. Potrà il potere dell’esistenza vincere il desiderio di distruzione? I fratelli Dardenne portano sul grande schermo una storia attualissima, alla loro maniera, dura e realistica, attingendo a piene mani dalle cronache degli ultimi anni, che raccontano di una società in scacco, che teme la propria ombra, dato che il male può nascondersi anche in chi più amiamo. Abituati al punto di vista degli ultimi, da sempre abbracciato dai Dardenne, possiamo indubbiamente rimanere spiazzati da L’età giovane, che invece non cerca mai di mettersi nei panni del reietto della situazione. Il giovane Idir Ben Addi mette infatti in scena abilmente un personaggio apparentemente inscalfibile, che nonostante i ripetuti tentativi di recupero da parte delle autorità e delle istituzioni, con metodi mai coercitivi, sfugge a ogni possibilità di redenzione, rimanendo ancorato alla maligna distorsione dei principi della sua religione, anche quando attratto dalle attenzioni di una sua coetanea. Una spirale distruttiva senza via d’uscita, che i registi utilizzano per dare vita, pur con il loro inconfondibile stile limpido e realistico, a un vero e proprio thriller, con il fondamentalismo religioso a giocare il ruolo dell’assassino.

 

4-5-6     febbraio
ASPROMONTE – LA TERRA DEGLI ULTIMI
Regia di Mimmo Calopresti. Con Valeria Bruni Tedeschi, Marcello Fonte, Sergio Rubini. Drammatico - Italia, 2019, durata 89 minuti

Ad Africo, un paesino arroccato nella valle dell’Aspromonte calabrese, alla fine degli anni ’50, una donna muore di parto perché il dottore non riesce ad arrivare in tempo e perché non esiste una strada di collegamento. Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal sindaco. Ottengono la promessa di un medico, ma nel frattempo, capeggiati da Peppe (Francesco Colella), decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada. Tutti, compresi i bambini, abbandonano le occupazioni abituali per realizzare l’opera. Giulia, la nuova maestra elementare (Valeria Bruni Tedeschi), viene dal Nord, e vuole insegnare l’italiano “se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i ragazzi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e a scrivere”. Ma per il brigante Don Totò, quello che detta la vera legge, Africo non può diventare davvero un paese “italiano”…
Aspromonte, la terra degli ultimi è l'omaggio che Mimmo Calopresti e il suo produttore Fulvio Lucisano fanno alle proprie origini calabresi, e si sente in ogni scena che arriva da un profondo attaccamento alle radici e da un genuino amore per la propria terra. Un western atipico sulla fine di un mondo e sul sogno di cambiare il corso degli eventi grazie alla voglia di riscatto di un popolo.

 

11-12-13 febbraio
DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA
Regia di Teona Strugar Mitevska. con Zorica Nusheva, Labina Mitevska, Simeon Moni Damevski Drammatico - Macedonia 2019, durata 100 minuti

Petrunija è laureata in storia, ha 32 anni, vive nella cittadina macedone di Štip e non ha un'occupazione. Rientrando verso casa dopo un colloquio di lavoro andato male, si ferma ad assistere a una cerimonia ortodossa per le strade. Il rituale prevede che il prete getti una piccola croce nel fiume e che gli uomini si precipitino a recuperarla. Petrunija, vicina alla riva, vede che nessuno raggiunge l'oggetto sacro e si tuffa a recuperarlo. Ne nasce una rissa per strapparle la croce di mano e, più tardi, la giovane è portata al posto di polizia per essere interrogata su un gesto che è stato filmato e il video è diventato popolare in internet, attirando l'attenzione della giornalista di una televisione nazionale. La regista, insieme alla sceneggiatrice Elma Tataragic, sferra un duro e dichiarato attacco al maschilismo della società, alle abitudini più che alle usanze. Le autrici usano molta ironia, ma evitano di cadere nello stereotipo del grottesco e del tragicomico balcanico, riuscendo a restituire un mondo che sembra fermo e ripiegato su sé stesso.

    

18-19-20 febbraio
MISERERE
Regia di Babis Makridis. con Yannis Drakopoulos, Evi Saoulidou, Nota Tserniafski, Makis Papadimitriou Drammatico - Grecia, 2018, durata 97 minuti

Un uomo singhiozza disperatamente (soddisfatto) ai piedi di un letto. Da quando la moglie è in coma, sperimenta la pietà del mondo: la torta della vicina ogni mattina, la solidarietà dell'impiegato della tintoria a ogni capo smacchiato, gli abbracci della segretaria a ogni congedo, l'affetto di un amico dopo ogni partita a racchettoni, gli incoraggiamenti del padre a ogni visita. Quel sentimento di commossa e intensa partecipazione umana lo appaga pienamente ma poi la consorte si risveglia e la vita torna a sorridergli gettandolo nello sconforto più totale. Infelice all'idea di essere felice per sempre, cova l'impulso malato di ricadere in ambasce. Per riavere di nuovo un briciolo di misericordia è disposto a tutto. Makridis, che ricorda la lezione di Kieslowski, ci immerge nel torbido dei nostri istinti, prende il dolore e lo mette a nudo, lasciandoci liberi anche di riderne; osserva il suo personaggio ma non lo giudica: anche quando dà il peggio di sé non ci appare mai come qualcuno di realmente cattivo, non più di quanto ciascuno possa pensarlo di se stesso. Il film Miserere ha in ogni sua immagine una compostezza formale e una fissità che fanno pensare alle tavole di un fumetto, complici anche le didascalie su campo nero che accompagnano i momenti cruciali.

 

25-26-27 febbraio
QUALCOSA DI MERAVIGLIOSO
Regia di Pierre-François Martin-Laval. con Isabelle Nanty, Gérard Depardieu, Ahmed Assad, Mizanur Rahaman.  Biografico, Commedia, Drammatico - Francia, 2019, durata 107 minuti

Nel maggio del 2011, Nura Mohammad lascia il Bangladesh con suo figlio in cerca di stabilità e speranza. Dietro di lui il resto della famiglia, davanti Fahim, 8 anni e un talento per gli scacchi. Padre premuroso e protettivo, Nura omette al figlio le violenze che agitano il loro paese e giustifica la loro partenza con la promessa di fargli incontrare in occidente un grande maestro di scacchi. Ma arrivati in Francia le cose non sono così semplici. A semplificare la partita e l'amministrazione francese ci pensa il vecchio Sylvain Charpentier, campione di scacchi di grande mole e saggezza. Accolto nella sua aula, Fahim imparerà rapidamente le regole del gioco e della vita. Nel 2012 Fahim Mohammad, allora dodicenne, vince il campionato francese di scacchi per la categoria under 18. Veniva dal Bangladesh e viveva da qualche mese a Parigi senza permesso di soggiorno. La notizia all’epoca aveva fatto molto scalpore, tanto da chiamare in causa il ministro François Fillon. Il suo intervento accelerò la regolarizzazione di Fahim e della sua famiglia. Fu un segnale molto importante per la Francia, messaggio positivo di integrazione razziale. La storia ha affascinato anche il regista Pierre-François Martin Laval, che ha deciso di farne un film. “Qualcosa di meraviglioso” non ha un taglio politico, ma Laval non rinuncia alle riflessioni sulle condizioni dei migranti e su temi quali l’accoglienza e l’integrazione socio-culturale. Il risultato è un manifesto della speranza, in cui il riscatto degli emarginati rispetto alla propria condizione sociale avviene grazie al talento e all’impegno. Quelli del piccolo Fahim.

 

3 – 4 – 5 marzo
THE FAREWELL - UNA BUGIA BUONA
Regia di Lulu Wang. con Zhao Shuzhen, Awkwafina, X Mayo, Lu Hong (I), Kong Lin, Tzi Ma. Commedia - Cina, 2019, durata 98 minuti

Billi Wang è nata a Pechino ma vive a New York da quando aveva sei anni. Il suo contatto sentimentale con la Cina è Nai Nai, la sua vecchia nonna, ancorata alle tradizioni e alla famiglia. Salda e praticamente indistruttibile, a Nai Nai viene diagnosticato un cancro. La famiglia decide di nasconderle la verità e di trascorrere con lei gli ultimi mesi che le restano da vivere. Figli e nipoti, traslocati negli anni in America e in Giappone, rientrano in Cina per riabbracciarla e per 'improvvisare' un matrimonio che allontani qualsiasi sospetto. Risoluti e uniti nella bugia, trovano in Billi una resistenza. Inconcludente nella vita e insoddisfatta della vita, Billi vorrebbe liberarsi dell'angoscia e rivelare alla nonna la prognosi infausta. Tra oriente e occidente, troverà una sintesi tra due culture e due condotte etiche. Quella di The Farewell è una pellicola ispirata a una storia vera. Non solo una vicenda arrivata alla sceneggiatrice e regista per essere rimaneggiata e resa racconto filmico, ma esperienza diretta di una cineasta che, al suo lungometraggio di esordio, affronta con sincerità i dilemmi e le imperfezioni della propria famiglia. Di un’appartenenza all’Occidente che la separa dall’aspetto profondo e risoluto dell’Oriente, il quale non manca però di risiedere nei ricordi della Lulu Wang bambina e, così, anche nell’infanzia e nei pochi stralci di memoria della sua protagonista. Una giovane, che nel mezzo dell’indicibile menzogna, tenta di ritrovare una conciliazione tra le sue ambivalenti anime.

 

10-11-12 marzo
MANTA RAY
Regia di Phuttiphong Aroonpheng. con Wanlop Rungkumjad, Abhisit Hama, Rasmee Wayrana. Drammatico -Tailandia 2018, durata 105 minuti
In un villaggio sulle rive del mare, un giovane pescatore trova un uomo ferito, a cui presta soccorso e con cui sviluppa un legame tacito. Perché Thongchai, come lo chiama il pescatore assegnandogli il nome di una pop star tailandese, non parla. Forse muto o forse traumatizzato da un dolore lontano, Thongchai si lega profondamente al pescatore che un giorno prende il mare e non fa più ritorno. Rimasto solo, Thongchai assume progressivamente la vita del pescatore. Ma il mare restituisce sempre. Trip dispensatore di languori e melodie, Manta Ray invita al viaggio e al cuore di una notte tropicale rifulgente di luci dell'altro mondo. Luminarie dai cromatismi cangianti che procurano un effetto fisico che passa da una sensualità inusitata a una potenza zen incomparabile. Ma allo stesso tempo Manta Ray è anche mentale e politico, in presa diretta con la realtà del suo paese. Phuttiphong Aroonpheng, regista sciamano, sa incantare il reale al contatto con un immaginario libero e ipnotico. Combinando voluttà, desiderio, piaga, consunzione, macerazione dei corpi e trasmigrazione delle anime, Manta Ray pesca sotto i rami e i crepitii della giungla un distillato splendido di misteri, inscritti nella cultura nazionale e nelle leggende popolari.

 

17-18-19 marzo
IL SEGRETO DELLA MINIERA
Regia di Hanna Antonina Wojcik-Slak. con Leon Lucev, Marina Redzepovic, Zala Djuric Ribic Drammatico Bosnia-Herzegovina, 2017, durata 100 minuti

Aljia è un minatore bosniaco che vive ormai da molti anni in Slovenia dopo che è stato obbligato, ancora bambino, a lasciare la sua terra per l'incombere della guerra. Gli viene assegnato l'incarico di visitare una miniera abbandonata per stilare un rapporto che la dichiari totalmente vuota e quindi pronta per una chiusura definitiva. Al suo interno scoprirà invece una macabra sorpresa. Hanna Slack porta sui grandi schermi la storia vera del minatore bosniaco-sloveno Mehmedalija Alic, che nel 2007, nelle viscere della miniera di Huda Jama, scoprì 4000 cadaveri di profughi di guerra uccisi alla fine della Seconda Guerra Mondiale dai vincitori. La scoperta divise la Slovenia, che ancora oggi fatica a prendere coscienza di quanto accaduto. Alic venne infatti emarginato subito dopo il ritrovamento, ma nel 2013 la pubblicazione della sua autobiografia “No one” riscosse un grande successo di pubblico. Il film nasce come un inno alla memoria e al coraggio di affrontare la verità, anche e soprattutto quando questa è scomoda.

 

24-25-26 marzo
JUDY
Regia di Rupert Goold. con Renée Zellweger, Jessie Buckley, Finn Wittrock Biografico, Drammatico, Musical Gran Bretagna, 2019, durata 118 minuti

Nell'ultimo periodo della sua vita, Judy Garland è ancora un nome che suscita ammirazione e il ricordo di un'età dell'oro del cinema americano, ma è anche sola, divorziata quattro volte, senza più la voce di una volta, senza un soldo e senza un contratto, perché ritenuta inaffidabile e dunque non assicurabile. Per amore dei figli più piccoli, è costretta ad accettare una tournée canora a Londra, ma il ritorno sul palco risveglia anche i fantasmi che la perseguitano da sempre.
Judy è l'adattamento dell'opera teatrale End of the Rainbow, dramma musicale scritto da Peter Quilter che ha avuto la sua prima in teatro il 10 agosto 2005. Costellato da diversi numeri musicali riprende le canzoni più celebri dell'attrice da 'Over the Rainbow' a 'For me and my Gal'. Il biopic di Rupert Good, già regista di un dramma sul furto d'identità (True Story), insieme all'interpretazione, straziante, di Renée Zellweger, sono qui per dire che dietro le torte di compleanno di plastica, dietro gli abiti di scena e le regole della finzione, c'era una donna che ha sofferto veramente, che ha amato lo show business come un genitore, cercando il suo applauso prima di ogni cosa, e da esso è stata divorata. 

 

31-1-2 aprile
LA RAGAZZA D’AUTUNNO
Regia di Kantemir Balagov. con Vasilisa Perelygina, Konstantin Balakirev, Olga Dragunova.
Drammatico - Russia, 2019, durata 120 minuti
Leningrado, 1945. La guerra è finita ma l'assedio nazista è stato feroce e la città è in ginocchio. Iya è una ragazza bionda, timida e altissima, che ogni tanto si blocca, per un trauma da stress. Lavora come infermiera in un ospedale e si occupa del piccolo Pashka. Ma quando la vera madre del bambino, Masha, torna dal fronte, lui non c'è più. Spinta psicologicamente al limite dal dolore e dagli orrori vissuti, Masha vuole un altro figlio e Iya dovrà aiutarla, a tutti i costi. Balagov, non ancora trentenne, è senza dubbio uno dei registi più talentuosi della scena contemporanea, e questo secondo lungometraggio, che segue l'acclamato Tesnota, lo ribadisce e conferma. Difficile pensare ad un uso del colore più elegante, eloquente ed emozionante, o ad un cinema che trasudi altrettanta verità, tanto che pare di sentirne l'odore, l'aria intrisa di polvere, gli sbalzi di temperatura tra esterni e interni, il leggero graffio della lana grezza sulla pelle. In anni in cui il contenuto è tornato al centro dell'interesse dei registi, e i loro virtuosismi si manifestano soprattutto nella ricerca di nuove formule del racconto, Beanpole riporta prepotentemente la forma in primissimo piano, rischiando la maniera, a volte sì, ma costruendo, nelle scene chiave, momenti indelebili di grande cinema.

 

7 – 8 – 9 aprile
THE REPORT
Regia di Scott Z. Burns. con Adam Driver, Annette Bening, Jon Hamm, Sarah Goldberg, Michael C. Hall, Douglas Hodge. Drammatico - USA, 2019, durata 118 minuti

Daniel Jones stila un rapporto per conto della senatrice Feinstein, per andare fino in fondo sulla detenzione dei terroristi di Al Qaeda e i sospetti di abusi praticati durante gli interrogatori. Quando i contenuti del rapporto cominciano a filtrare, il governo cerca di fermare Jones e la CIA di bloccare ogni sua mossa, fino a tentare di incastrarlo come hacker. Analizzando uno scandalo istituzionale di proporzioni sconvolgenti, The report traccia un percorso spazio temporale che grazie alla sorprendente padronanza del montaggio riesce a mantenere una coerenza logica degli eventi, sempre incalzanti, pur riavvolgendo o accelerando il percorso narrativo. Quel che ne esce è un gioiellino di regia e scrittura che ben presto dovremo conservare tra i film di valenza documentaristica, affinché la memoria di quanto accaduto in questa parentesi militare americana non venga dispersa.

  

14-15-16 aprile 
JOJO RABBIT
Regia di Taika Waititi. con Scarlett Johansson, Taika Waititi, Sam Rockwell, Thomasin McKenzie Commedia, Drammatico Germania, 2019, durata 108 minuti

Jojo ha dieci anni e un amico immaginario dispotico: Adolf Hitler. Nazista fanatico, col padre 'al fronte' a boicottare il regime e madre a casa 'a fare quello che può' contro il regime, è integrato nella gioventù hitleriana. Tra un'esercitazione e un lancio di granata, Jojo scopre che la madre nasconde in casa Elsa, una ragazzina ebrea che ama il disegno, le poesie di Rilke e il fidanzato partigiano. Nemici dichiarati, Elsa e Jojo sono costretti a convivere, lei per restare in vita, lui per proteggere sua madre che ama più di ogni altra cosa al mondo. Ma il 'condizionamento' del ragazzo svanirà progressivamente con l'amore e un'amicizia più forte dell'odio razziale. Con Jojo Rabbit, Waititi guarda il mondo e i suoi orrori attraverso gli occhi di un bambino, quelli di un adolescente alle prese con un percorso di formazione che segue le traiettorie basiche del coming of age all’interno di un contesto bellico. Filone che il cineasta neozelandese affronta appoggiandosi alla matrice letteraria e stemperando con i toni tanto della “favola” quanto della black-comedy il dramma di fondo. Con questi porta sullo schermo una raffica di battute sarcastiche e al vetriolo, incastonate in una successione di gag più o meno pungenti, tutte scritte per mettere alla berlina e puntare il dito contro le atrocità perpetrate dal nazismo. Il tutto stando attenti a non offendere mai la memoria delle vittime e di chi ha sofferto a causa di quelle azioni nefaste.

 

21-22-23 aprile
VOLEVO NASCONDERMI 
Regia di Giorgio Diritti. con Elio Germano, Oliver Ewy, Paola Lavini, Gianni Fantoni, Duilio Pizzocchi Biografico - Italia, 2020
Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un'infanzia e un'adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L'incontro con lo Scultore Renato Marino Mazzacurati è l'occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l'inizio di un riscatto in cui sente che l'arte è l'unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo. Toni, un uomo rachitico, brutto, sovente deriso diventa il pittore immaginifico che dipinge tigri, gorilla e giaguari stando sulla sponda del Po. Quella di Ligabue è una "favola" in cui emerge la ricchezza della diversità. Ogni persona ha una preziosa specificità, che al di là delle apparenze può rivelarsi un dono per l'intera collettività.

 

 

 

 

 

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